Caso Cucchi: La Vergogna Italiana del XXI Secolo

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>>>ANSA/CUCCHI: IMPUTATI TUTTI ASSOLTI, IL DOLORE DELLA SORELLAilaria e stefanoCucchidownloadAvv.Cucchi

Guardavo per l’ennesima volta i video dell’Appello del caso Cucchi, e guardavo anche le interviste fatte alla sorella Ilaria, al padre e alla madre.

Ogni volta che lo faccio, mi sorprendo ad essere sempre più stupito; non ci sono davvero più parole per descrivere il limite di sottomissione a cui ci hanno portato. Un limite indegno e vergognoso… ma un limite che gli è stato concesso!!

Qui non c’è più niente che abbia un valore: Il nostro pensiero e la nostra indignazione, così come la nostra rabbia e il nostro stupore non hanno alcun peso, l’unica sensazione palpabile è quella tristissima della sconfitta… dell’impotenza!!

Bisogna cominciare a rendersi conto che ci hanno ridotti ad un branco di “schiavi” – che di “branco” ha ben poco -, e prenderne consapevolezza nonostante possa non piacere ammetterlo!

Proprio così, perchè per quanto possiamo continuare a raccontarci che “noi non ci facciamo sottomettere da nessuno”, la realtà è ben diversa, e ciò che è stato fatto – e continua ad essere fatto – a Stefano Cucchi (e famiglia!), ne è la prova lampante. Oltre ad essere un qualcosa che ci riguarda TUTTI da vicino!

La storia di Stefano è uno schiaffo alla Dignità e al Diritto… è uno schiaffo alla VERITA’!!

Anche queste parole a dire il vero non hanno alcun senso, se non quello, personalissimo, di poterne parlare e poter dire liberamente quanto possa fare schifo questo Paese “Barzelletta”: un Regime mascherato che non mostra alcun rispetto verso il popolo.

Mentre nella nostra cara Italia ci sbattiamo per varare la legge di “Omicidio Stradale”; mentre seguiamo valanghe di casi di cronaca ad ogni trasmissione televisiva, in cui montano processi mediatici che condannano ancor prima dei Tribunali, e che spaccano indiscriminatamente intere famiglie distruggendone i rapporti; mentre ci ritroviamo nei nostri salottini a parlare di idioti come Corona, considerando se sia giusto o meno che stia pagando 13 anni “per due foto” (per due FOTO???? Ma dico… vogliamo scherzare?!!!) quando fuori ci sono assassini e stupratori, ecco, mentre ci ritroviamo a parlare di tutto questo, poi dobbiamo mandare giù un boccone così amaro da soffocarci, restando a guardare senza alcuna possibilità di reazione L’OMICIDIO di un ragazzo di 31 anni che viene fermato con un po’ d’erba. Un fermo che gli costerà la vita!!!

Ma allora di che cazzo vogliamo parlare??!

Con quale coraggio questi bastardi maledetti che detengono il potere, e ai quali abbiamo messo in mano le redini del nostro Paese, si siedono sulle loro poltroncine dorate rivendicando a gran voce la “certezza della pena”??

Dove sta la “certezza della pena” di Stefano? Non c’è, certo, non ci può essere, perchè la pena va applicata ad un individuo, e la morte di Stefano non ha colpevoli!!!

“Stefano era un drogato; Stefano era uno spacciatore; Stefano conduceva una vita dissoluta; Stefano non nutriva alcun amore verso se stesso, e perciò la fine che ha fatto è stata diretta conseguenza del suo stile di vita. Bisogna farla finita di cercare capri espiatori e colpevoli tra le forze dell’ordine!!!

E ora ditemi, cosa possiamo fare noi, e come dovremmo sentirci, quando a pronunciare le parole appena dette è un ex sottosegretario del nostro Governo?

Questo Paese è morto, non ha più anima! Le persone che lo guidano pensano soltanto a riempirsi le tasche a discapito del popolo e si sentono invulnerabili. Noi non abbiamo né i mezzi né la forza di reagire, li lasciamo fare regalandogli sempre più spazio di manovra, e finchè fossero stati “soltanto” i soldi ok, ma adesso con la storia di Stefano, che alcuni di loro si lasciano andare a vomitevoli e vergognose esternazioni, abbiamo raggiunto il livello di follia più totale!!

Dovrei anche dire che non bisogna mai dimenticarsi del povero Aldrovanti, di Giuseppe Uva che, come Stefano, ancora non ha avuto giustizia. E si potrebbe citarne altri, volendo, ma qui si parla di Cucchi e della sua Famiglia, che sta vivendo la più grande infamia che si possa vivere.

Un padre e una madre che hanno perso un figlio, una sorella che ha perso un fratello, e che ora si ritrovano a doversi difendere. Un’intera famiglia passata dalla parte dell’imputato, che si ritrova a doversi giustificare come se fosse lei stessa la causa di tutta quest’assurda situazione.

Addirittura una sorella, Ilaria, che viene accusata di sfruttare e strumentalizzare la morte del fratello per intraprendere la Carriera Politica!!

Ooooooooohh!!! Ma dico… Stiamo sbroccando???!!!!!!!!!

Gintografie di Stefano post-mortem portate in aula che basterebbero da sole per chiudere il processo; un ragazzo che entra sulle sue gambe in Caserma e che ne esce coi piedi davanti; Un detenuto straniero che la mattina del processo per direttissima, nei sotterranei di P.le Clodio vede Stefano, per poi sentirlo urlare come un pazzo nella cella in cui era rinchiuso – in quel momento con le guardie penitenziarie del Tribunale -, e che appena dice due parole sui fatti viene tirato pe’ l’aria e trasferito dal carcere in cui era detenuto, presso un’altra struttura penitenziaria SCONOSCIUTA, sparendo dalla circolazione e non venendo più rintracciato e richiamato a testimoniare; un’autopsia che parla della vertebra L3 ed il coccigee fratturati, nonché il riscontro delle palesi tumefazioni sparse un po’ in tutto il corpo…

Insomma, ditemi voi… che cazzo altro servirebbe per individuare la causa della morte nel pestaggio subito??

E se anche fosse morto per inedia come vogliono farci credere, perchè allora in sede d’Appello sono stati assolti infermieri e dottori del Sandro Pertini??

E poi, se anche Stefano fosse stato lasciato morire di fame e di sete, non ci sarebbe comunque una corresponsabilità da parte delle Guardie che l’hanno tenuto in custodia pestandolo e spedendolo all’Ospedale?

Voglio dire, se Stefano non fosse stato pestato non sarebbe dovuto essere ricoverato, e se non fosse stato ricoverato non sarebbe morto di fame!!

So che può sembrare contorto come discorso, se vogliamo dare ad ognuno le proprie responsabilità, ma qui non si sta parlando di una scazzottata da bar, nella quale chi rimette se ne va all’Ospedale, e da lì in poi sono affari soltanto di chi lo cura. Qui stiamo parlando di una persona che è stata per 6 interi giorni nelle mani degli Organi dello Stato, compreso l’Ospedale stesso che ricovera i detenuti nella sezione protetta della Struttura, un vero e proprio braccio detentivo, con tanto di camere-celle chiuse a chiave e con le sbarre alle finestre, camere piantonate h24 da guardie carcerarie. E quindi, per quanto mi riguarda,non solo la causa, ma anche le responsabilità della morte di Stefano vanno ricercate dal primo momento del fermo!!

Ma queste sono ancora una volta parole nulle, ed è proprio questa la maledetta impotenza che ti lascia disarmato. E’ davvero frustrante!

Non c’è niene da fare, quello che sconcerta e lascia attoniti della storia di Stefano, è la PALESE e lampante evidenza dei fatti, contro i quali i Giudici ed altri organi dello Stato stanno inspiegabilmente e vergognosamente remando contro!! Perchè??? Cosa c’è di così complicato da capire? Cosa c’è di così ambiguo ed oscuro in questa storia da non riuscire a renderlo chiaro, quando invece è cristallino per l’Italia intera??!!! Stefano è entrato SANO in caserma. Magro, certo, ma SANO!! E oltre ad esserne uscito morto, ne è uscito devastato nel corpo!!

Questo è un FATTO che nessuno può cambiare, e noi vogliamo CONDANNE E VERITA’!!!

Auguri a tutti (Bevo a chi… )

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immagini_capodanno_003A Champagne Cheers!

 

 

Bevo a chi è di turno, in treno, in ospedale,
cucina, albergo, radio, fonderia,
in mare, su un aereo, in autostrada,
a chi scavalca questa notte senza un saluto,
bevo alla luna prossima, alla ragazza incinta,
a chi fa una promessa, a chi l’ha mantenuta,
a chi ha pagato il conto, a chi lo sta pagando,
a chi non è invitato in nessun posto,
allo straniero che impara l’italiano,
a chi studia la musica, a chi sa ballare il tango,
a chi si è alzato per cedere il posto,
a chi non si può alzare, a chi arrossisce,
a chi legge Dickens, a chi piange al cinema,
a chi protegge i boschi, a chi spegne un incendio,
a chi ha perduto tutto e ricomincia,
all’astemio che fa uno sforzo di condivisione,
a chi è nessuno per la persona amata,
a chi subisce scherzi e per reazione un giorno sarà eroe,
a chi scorda l’offesa, a chi sorride in fotografia,
a chi va a piedi, a chi sa andare scalzo,
a chi restituisce da quello che ha avuto,
a chi non capisce le barzellette,
all’ultimo insulto che sia l’ultimo,
ai pareggi, alle ics della schedina,
a chi fa un passo avanti e così disfa la riga,
a chi vuol farlo e poi non ce la fa,
infine bevo a chi ha diritto a un brindisi stasera
e tra questi non ha trovato il suo.

Erri De Luca

“Nati da ‘na Stella capricciosa”

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 carcere4 san_vittore_attrici CARCERE SAN VITTORE
 
Dentro a ‘sta galera faccio giorno e faccio sera.
Vedo tante passeggiate dentro all’arie confinate,
chilometri percorsi sempre dentro ai stessi posti.
Limitati in una cella, o dentro ‘n campo de pallone,
famo score questa vita affibbiannoje ‘n valore.
Dentro a ‘sti cori ‘n po’ piegati,
c’è ‘n passato de reati.
Tutte vite co’ ‘na storia,
de cui ‘a gente ‘n vo’ conosce ‘a memoria.
A tanti basta giudica’ co’ sufficienza pe’ scaricasse ‘a coscienza.
Nu’ lo sanno che i reati c’hanno origini e antenati.
A ‘ste persone vorrebbe daje l’occhi mia,
pe’ levaje ‘sta miopia,
guarderebbero ai problemi co’ sentimenti più sereni.
Io stò imparanno a spese mia,
che giudica’ a occhi chiusi è ‘na follia.
Semo l’argine franato,
de ‘n’esistenza ‘n precariato.
Droghe, vite d’espedienti e problemi famiari,
ponno esse stati parti in causa de ‘sti mali,
e quanno dici “ognuno reagisce a proprio modo”,
te senti risponne “er monno è bello perché è vario”.
Però è solo ‘n’ipocrisia,
perché come sarta fori er detenuto,
‘a comprensione diventa ‘n’utopia.
Mò ‘n vojo dì che tutti sono uguali,
ma certa gente aiuta a compromette l’ideali.
Si c’è ‘n Sistema ‘nvece, che propio nun comprendo,
è parte dàa giustizia e er suo malato accanimento.
Ce so’ guardie carcerarie, divise tra sensi onnipotenti e frustrazioni devastanti.
Se dovrebbe fa’ de ‘ste carcerazioni,
tempi e sistemi utili a riabilitazioni.
‘Nvece funziona tutto all’incontrario,
e er carcerato n’esce solo più cattivo e più ‘nvecchiato.
Ma noi qui dentro poi s’abituamo,
è questo er vero guaio… ciò che semo dentro nun è ciò che diventamo.
Tra pianti soppressi e sentimenti disconnessi,
l’animo nostro se ‘ndurisce, e la rabbia torna a cresce.
Semo nati da ‘na stella capricciosa che c’ha messo a dura prova,
co’ ‘n destino già segnato contro er quale noi lottamo.
In ogni caso ‘n s’arendemo, continuamo a nu’ mollà,
perché de ‘na cosa semo certi… tutto questo ‘n giorno finirà!!!
 
                                                                                   
                                                                                      Giacomo P.

“‘N Sentimento senza tempo”

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coppia felice amore-estivo

Nàa vita c’è ‘na cosa che cor male nun se sposa.
‘Na parola troppo grande pe’ pronuncialla noncurante.
Si c’hai er core sincero,
te s’assorbe tutto ‘ntero.
‘N ce so’ porte che conosce,

le sue vie so’ tutte aperte.
Na parola che provamo a sussuralla sin da presto,
quanno ancora ar suo valore gnè dai senso.
E’ ‘na cosa complicata che ‘n se vive “alla giornata”.
Se diverte dèe vorte a giocatte carte sporche.
Fa ‘n po’ male e fa ‘n po’ bene,
ma è stupendo patinne le sue pene.
Pe’ mette fine alla sua corsa nun c’è cosa che conosca.
Si te pii ‘sta malattia,
nun esiste terapia,
tutt’ar più s’addorme dentro,
ma come je dai spazio lei è già pronta ar suo rientro.
E’ ‘na sposa che se veste pe’ ‘na storia che ‘n c’ha fine e nun c’ha feste.
‘N se confonde cor mistero,
perché l’Amore… è solo vero!
Su le sue ali ce se vola,
‘n ce so’ confini che ‘n sorvola.
Quanno sei ‘n sua compagnia
tutto ‘ntorno è ‘na magia.
Poi esse alto, basso, bello o brutto,
tanto è uguale, vive senza pregiudizio.
Tra tutti è er sentimento più leale che ce sia,
er solo guaio è che ar monno ce n’è ‘n po’ de carestia.
Pure io l’Amore che ho goduto nun l’ho appieno mai vissuto,
ma su quello che c’ho dentro, nun c’è ‘n filo de commento!!

                                                                Giacomo P.

“Nonostante tutto…(non dico altro!)”

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   condannato a mortecane-randagiocane-bambino Avevo solo 4 mesi e mi trovavo in un canile,
prima che arrivassi tu, molte volte ho pensato di morire.
Era tutto sporco e pieno d’aguzzini,
tante bastonate e la sera solo pochi croccantini.
Quando sei passato davanti alla mia gabbia mi sono ritrovato bersaglio del tuo dito,
ma non avrei mai immaginato che per quel gesto da quella gabbia sarei uscito.
T’ho amato subito, sin dalla prima carezza che m’hai fatto,
e in quel preciso istante ho capito che t’avrei dato la mia vita per quel tenero contatto.
Arrivati a casa tua, ho trovato cibo in abbondanza,
perfino una brandina avevi sistemato in una stanza.
Mi sentivo il cagnolino più felice a questo mondo,
e quando mi portavi al parco mi lanciavo nel mio infinito girotondo.
Emanuele, il tuo bambino, mi adorava,
avrei fatto qualsiasi cosa per esaudire quello che desiderava.
Tirava continuamente palline e pezzi di bastone,
e io correvo avanti e indietro perso dentro al mio fiatone,
non c’era cosa che mi desse più soddisfazione,
che di tutto quel tran-tran fossi tu l’eterno spettatore.
Finalmente, pensavo, ho trovato una famiglia;
il mio dolore era ormai lontano mille miglia.
Pelo lucido e arruffato, e per coda una girandola,
ormai ero certo, stavo vivendo la mia favola!
Anche il clima era cambiato e c’era caldo fino a sera…
Ma potevo forse sapere che si chiamasse primavera?
No , e non me ne importava,
c’eravate voi, e questa era l’unica cosa che contava.
Solo ora, però, so che quella stagione era l’anticamera di una grande delusione.
Passò ancora un po’ di tempo e poi partimmo tutti, quell’estate visitammo tanti posti.
I lunghi bagni al mare e le corse sulla spiaggia,
senza poi contare quelle fatte su in montagna.
Tutto quanto fu stupendo,
fino al giorno che mi accorsi che stavamo ripartendo.
Quella mattina, il rombo più pacato del motore mi mise addosso un’inquietante malumore.
Fu infatti a metà viaggio che sentii che il finestrino s’abbassava,
mi girai verso Emanuele e lo vidi che piangeva…
Non capivo… ma cosa succedeva?
Con le orecchie basse ti guardai, e tu mi afferrasti con fermezza,
cercai di rilassarmi pensando a una carezza,
ma durò poco quel pensiero,
perché un istante dopo sbattei forte contro un muro.
Adesso di quel mio pelo lucido e arruffato,
non rimaneva che uno spennacchio impolverato.
Confuso, accucciato sull’asfalto, vi guardavo allontanarvi,
e già nella mia testa non riuscivo a perdonarmi.
Che cosa avevo fatto, padroncino?
Forse la mia colpa era d’esser solo un bastardino?!? Comunque, per la ricerca d’un motivo, di tempo non ce ne fu tanto,
il buio arrivò in seguito a uno schianto…
…Oggi ho 5 anni, e del dopo l’incidente non ricordo proprio niente,
mi riempio di domande e ti penso intensamente.
Non capisco ancora dov’è che abbia sbagliato,
credevo d’averti dato amore e invece sono stato abbandonato.
Ma di una cosa stai tranquillo, io t’ho sempre perdonato.
Camminare , ora, per me è diventata un’impresa assai pesante,
su due grandi ruote trascino le mie zampe.
In tutta sincerità, se c’è una cosa che non avrei mai voluto perdere,
è avere la possibilità di continuare ancora a correre,
ma quei lunghi girotondi in cui una volta mi lanciavo,
ormai sono bellissimi ricordi che appartengono al passato.
Ho sentito sempre dire che ci chiamate amici a 4 zampe,
e questo è vero, ma vorrei che non lo fossimo solo per l’estate o le vacanze.
Io dal canto mio non potrò mai dimenticarti…
Da qualche parte avrò sbagliato e vorrei tanto rincontrarti.
Mi piacerebbe poterti dare ancora il mio calore,
questa volta stando attento a non fare alcun errore. Porterò nel cuore ogni passeggiata e ogni carezza,
t’ho amato e t’amerò sempre, questa è la mia unica certezza!

Il cagnolino protagonista di questa poesia è ovviamente immaginario, non esiste, ma si presta a simbolo di tutte le migliaia di vittime sacrificali della crudeltà dell’uomo, che crede si possa affittare (perché credo non sia opportuno usare la parola adottare) un cane – o un qualsiasi altro animale – per un periodo strettamente limitato, quale possa essere una vacanza o un’estate, magari per accontentare il desiderio di un figlio, lo stesso al quale poi si farà del male al momento dell’abbandono del “regalo”.Qualsiasi cosa succeda, un cane crede sempre che sia lui stesso ad aver sbagliato nei confronti del padrone.Ama ed è FEDELE fino all’inverosimile, fino a sacrificare – ove se ne presenti l’occasione- la propria vita. Anche a distanza di parecchi anni, ai nostri amici pelosi basta una piccola annusatina per riconoscere la persona che avevano scelto come loro padrone. E qui, vi assicuro, entra in ballo la mia personale esperienza.Impariamo ad amare e rispettare gli animali, e impareremo a rispettare noi stessi. In alternativa potremo decidere di continuare a vivere in un mondo fatto di invidie, tradimenti, cattiverie  e falsità, che ci contraddistinguono – in negativo- da quegli esseri che, tirate le somme, si posizionano al di sopra della nostra presunzione di essere migliori di loro.Intelligenza  non è sinonimo di Bontà, Lealtà o Fedeltà, anzi, credo che ad oggi si possa affermare che questo dono – l’Intelligenza – abbia demolito (per il suo mal utilizzo) tutte queste nobili virtù.

 RIFLETTIAMO

 Giacomo P.

NON FACCIAMOGLI CHIUDERE ANCHE LA BOCCA!!!

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L’infibulazione (dal latino fibula, spilla)
Ripudiata da tutte le società progredite. Eppure anche in Italia il rischio per bambine e donne è serio e più vivo che mai. Secondo l’Istat sono circa 70.000 le donne giunte in Italia e provenienti da Paesi esteri a tradizione escissoria. Ogni anno in Italia seimila bambine di varia origine, tra i 4 e i 12 anni, rischiano di essere sottoposte a questa pratica dolorosissima, pericolosa per la salute fisica e psichica e priva di qualsiasi utilità.
L’infibulazione, o meglio i vari tipi di infibulazione esistenti, hanno una base prettamente tradizionale e culturale. Nel nostro Paese, grazie ad una legge (Legge 9 gennaio 2006, n. 7; “Disposizioni concernenti la prevenzione e il divieto delle pratiche di mutilazione genitale femminile”), l’infibulazione è vietata e severamente punita. Le sanzioni non riguardano soltanto coloro che la praticano ma anche i genitori o i parenti che, pur di far infibulare una bambina membro della famiglia, rispettando così questa barbara tradizione, la portano all’estero.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha distinto quattro tipi differenti di mutilazione a carico dei genitali femminili.
La Circoncisione (o infibulazione ‘as sunnah’) è l’incisione della punta del clitoride con fuoriuscita simbolica di sette gocce di sangue.
L’Escissione ‘al uasat’ é l’asportazione del clitoride con aggiunta del taglio, totale o parziale, delle piccole labbra.
L’Infibulazione (o circoncisione sudanese) consiste nell’asportazione del clitoride, delle piccole labbra e di parte delle grandi labbra. A questa già di per sé orrenda mutilazione va aggiunta la cucitura della vulva (viene lasciato libero solo un foro per la fuoriuscita di urina e sangue mestruale).
Il quarto tipo comprende gli altri tipi di pratiche oggi esistenti. (Fonte: Wikipedia)
L’infibulazione nelle sue diverse varianti, viene tradizionalmente imposta alle bambine in diversi Paesi dell’Africa, del Sud-est Asiatico e della Penisola Araba. Marian Ismail, dell’Associazione Donne in Rete per lo sviluppo e la Pace, è una donna di origini somale che da vent’anni combatte la sua guerra contro questa ‘tortura’. “In Somalia il 90% delle bambine è sottoposto all’infibulazione – racconta la Ismail – è un’aberrazione. Esistono delle campagne di dissuasione, di contrasto in molti paesi africani. Ma la pratica è radicata. Poi c’è il problema che è diffusa a macchia di leopardo. Per cui capita che si fa in un villaggio e in quello vicino no. E la situazione cambia da etnia a etnia”. E continua: “é totalmente falsa l’etichetta religiosa. È solo cultura tribale. Per le donne trapiantate in Italia c’è poi il problema identitario. Un modo per legarsi al Paese d’origine”.
Il caso italiano è preoccupante. L’Istat parla di 67.988 donne arrivate in Italia da Paesi a tradizione escissoria come Egitto, Ghana, Costa D’Avorio, Eritrea, Burkina Faso, Etiopia, Camerun, Somalia, Guinea, Sudan, Kenya, Sierra Leone, Niger, Mali, Repubblica Centrafricana. Di queste, quasi 40.000 sono già state sottoposte ad infibulazione. Le restanti sono tutte a rischio. Solo a Roma le donne in pericolo sono 8.500. “Ma i numeri sono di gran lunga più alti – avverte la Dottoressa Giovanna Scassellati, una ginecologa che lavora con donne infibulate – Il problema non è affatto da sottovalutare. Per adesso Roma e Firenze hanno dei centri che si occupano, prima di tutto, di informare queste donne e di aiutarle a decidere come vivere soprattutto la gravidanza. Quello che dico è che ce ne dovrebbero essere molti di più, come minimo in ogni regione italiana, come avviene negli altri Paesi

 

LE REGOLE DEGLI UOMINI

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lite_marito_moglie Liti-di-coppia ombre

Ci sono cose che non si possono cambiare, per quanto le persone si impegnino per far si che accada, non possono riuscirvi.
Esistono principi genetici; determinati comportamenti sono impressi a fuoco nel DNA
, e così, per quanto alcuni fattori potrebbero non essere graditi, sono comunque presenti, esistenti. E bisogna, talvolta, accettarli comunque… anche se controvoglia.
(La cosa è comunque – anche se sotto altri aspetti – reversibile, sia chiaro!!)

1) – Le tette sono fatte per essere guardate ed è per questo che lo facciamo. Non c’è modo di modificare questo comportamento.

2) – Imparate ad usare la tavoletta del cesso. Siete ragazze robuste: se è su tiratela giù. A noi serve su, a voi serve giù. Noi non ci lamentiamo mai quando la lasciate giù.

3) – Domenica = sport. E’ un evento naturale come la luna piena o il cambiamento delle maree. Lasciatelo così.

4) – Fare la spesa NON si può considerare sport.

5) – Piangere è un ricatto.

6) – Se volete qualcosa, chiedetelo.

7) – Cerchiamo di essere chiari: “Sottili” sottintesi non funzionano. “Forti” sottintesi non funzionano. “Ovvi” sottintesi non funzionano.
Semplicemente … DITELO!!

8) – Sottoponeteci un problema solo se vi serve aiuto per risolverlo. Serviamo a questo. Per la solidarietà ci sono le vostre amiche.

9) – Un mal di testa che dura da 17 mesi è un problema. Fatevi vedere da un medico.

10) -Qualunque cosa abbiamo detto sei mesi fa non è utilizzabile in una discussione. Più precisamente: il valore di qualunque affermazione scade dopo sette giorni.

11) – Se pensate di essere grasse, probabilmente lo siete. Non chiedetecelo.

12) – Se qualcosa che abbiamo detto può essere interpretata in due modi e uno dei due vi fa arrabbiare o vi rende tristi, intendevamo l’altro.

13)- Potete chiederci di “fare qualcosa” o dirci “come volete che sia fatta”. Non tutte e due le cose contemporaneamente. Se poi sapete il modo migliore per farla, potete benissimo farvela da sole.

14) – Quando possibile, parlate durante la pubblicità.

15 ) – Cristoforo Colombo non aveva bisogno di qualcuno che gli indicasse la rotta. Noi nemmeno.

16) – TUTTI gli uomini vedono in 16 colori, come le impostazioni base di Windows. “Pesca”, per esempio, è un frutto, non un colore. Anche “melone” è un frutto. “Malva”, non abbiamo la più pallida idea di cosa sia.

17) – Se prude, grattatevi. Noi facciamo così.

18) – Se chiediamo cosa c’è che non va e voi rispondete “niente”, ci comporteremo esattamente come se non ci fosse nulla che non va. Sappiamo perfettamente che state mentendo, ma così ci risparmiamo un sacco di fastidi.

19) – Se ponete una domanda a cui non volete una risposta, aspettatevi una risposta che non volevate sentire.

20) – Quando dobbiamo andare da qualche parte, tutto quello che indossate è bellissimo. Davvero!

21) – Non domandateci mai a cosa stiamo pensando, a meno che non siate pronte a sostenere un dialogo su:
– sesso, sport, automobili.

22) – I vestiti che avete sono più che sufficienti.

23) – Le scarpe, invece, sono troppe.

24) – Noi siamo perfettamente in forma: “tondo” è una forma.


RILASSAMOSE… OGNI TANTO PIJAMOLA A RIDE!!
Grazie del vostro tempo…

Sei pregiudicato? Allora nel frattempo ti porto in carcere, poi vediamo!

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arresti-carabinieri

Lunedì 22 luglio 2013, una giornata come le altre, apparentemente normale. Ma in realtà non è così.

Mi sveglio relativamente presto quella mattina, quando apro gli occhi sono le 09.00, e dopo una doccia chiamo un mio amico che chiamerò Mirko. Il nome di fantasia è soltanto per chi lo conosce ovviamente, ed il motivo lo si capirà più avanti.

Fatto sta che lo chiamo e ci diamo appuntamento a casa sua per le 10.30/11.00, e così verso quell’ora sto da lui.

 Quando arrivo ci facciamo una chiacchierata parlando del più e del meno, poi, non sapendo che fare, decidiamo di guardarci un film. Tiriamo avanti con la televisione fino alle 15.30, quando decidiamo di uscire per dirigerci verso i Colli Portuensi – una zona di Roma vicino alla Magliana, dove sono nato -, perché lui, Mirko, vuole andare a vedere un negozio specializzato in Whisky, un negozio con il quale si è fissato.

 Così, una volta raggiunti i Colli Portuensi, troviamo i parcheggi praticamente tutti pieni, e siamo costretti a parcheggiare la macchina abbastanza lontana dal negozio in questione.

Ma che ci frega, mica ci corre appresso nessuno!

Perciò ci incamminiamo e, verso le 15.40/45, arriviamo davanti al negozio di Whisky. Ovviamente siamo due cretini perché non sono ancora nemmeno le quattro del pomeriggio, e il negozio è chiuso. A quel punto decidiamo di aspettare lì per vedere se la fortuna vuole che apra alle quattro, e nel frattempo ci gustiamo la vetrina.

Proprio mentre stiamo parlando lì davanti, mentre aspettiamo questa benedetta apertura, il mio telefono squilla… è un messaggio:

 Mamma – Ricordati che alle 17.30 mi serve la macchina. Non tardare.

 Ha!! Che palle, ogni volta ce n’è una!

 Non che avessimo chissà quali progetti, ma comunque ormai il pomeriggio era andato a farsi fottere. Le 17.30 è un orario di merda per interrompere una passeggiata, e preso atto della cosa, quindi, dopo poco decidiamo di riavviarci verso la macchina senza peraltro essere riusciti a vedere l’apertura di quel maledetto negozio.

 Mentre camminavamo verso l’auto, sulla strada eccoti un mio vecchio amico di Tor Bella Monaca – altra zona di Roma -, Fabio, con il quale mi fermo a parlare delle più svariate cazzate, dato che era una vita che non vedevamo.

Dopo circa un quarto d’ora di chiacchiere più sterili di un impotente, Mirko si rompe le palle e mi dice: “Giacomo, ho lasciato le sigarette in macchina, io mi incammino così me ne fumo una e ti aspetto lì”.

Preso l’accordo si avvia e io rimango a parlare con Fabio, ma dopo un altro quarto d’ora buono di chiacchiere, mi rendo conto che era soltanto il 22 Luglio, che faceva 40 gradi all’ombra e che avevo un amico che mi aspettava in macchina sotto al Sole. Per non parlare del fatto che serviva la macchina a mia madre.

Così, dopo l’illuminazione, all’improvviso saluto Fabio in fretta e furia e mi avvio corricchiando verso la macchina… e Mirko!!

 Attraverso la strada, corro sul lato dove avevo parcheggiato, raggiungo la macchina, salgo e parto un po’ di corsa.

 Ed è proprio a questo punto, che una “normalissima” giornata, cambia drasticamente il suo corso e diventa un incubo!

 Arrivo a casa che sono circa le 16.45, entro nel giardino al piano terra e raggiungo l’inferriata della portafinestra, e da lì grido a mia madre che le ho riportato la macchina e che sto andando via a piedi.

Mia madre è in bagno a prepararsi, non ci vediamo, ma ci salutiamo dicendoci che ci saremmo visti la sera.

Così mi avvio insieme a Mirko alla vicina Stazione del treno per tornare alla Magliana e, quando arriviamo, ci rificchiamo in casa di Mirko a goderci un po’ di aria condizionata.

 Ero la persona più tranquilla del Mondo fino a quel momento, fino a quando, alle 17.30, mi arriva una telefonata da mia madre:

 Mamma – Giacomo, per Dio, che cosa hai combinato?!! – Mi dice con la voce rotta.

 Io – Cosa ho combinato? Ma che cavolo dici, perché? Io non ti capisco mica?!

 Mamma – Ah!! Non sai niente, è? Qui è pieno di poliziotti che ti cercano, stanno smontando tutta casa, il garage… tutto!! Mi hanno svaligiato anche tutta la macchina! Vogliono sapere dove sei, con chi sei, quando sei arrivato e quando sei uscito. Vogliono sapere come sei fatto, se sei riccio, se hai un  motorino…
Che cazzo hai combinato??

 Io – La polizia??? Ma che cazzo vogliono, io non ho fatto proprio niente. Fatti dire che vogliono! Subito!!

 Mamma – Forse non hai capito, a me non dicono niente, mi hanno risposto che correvi troppo con la macchina. Ma ti pare che vengono in assetto da guerra per uno che corre con la macchina? Dimmi che cazzo hai combinato per la miseria!!

 Io – Senti mamma, te lo ridico, io non ho fatto niente, e digli che se non ti dicono perché mi cercano, io mi presento col cazzo finché non ho un avvocato vicino! Hai capito? Diglielo! Ci risentiamo più tardi, ciao!!

 Questa è la prima doccia gelata della giornata. Il cervello comincia a farmi male, sembra quasi che dilati la sua dimensione per cercare di contenere tutti i pensieri che gli sfrecciano dentro a velocità incontrollabile, in un cranio troppo piccolo per la grandezza che deve raggiungere.

Porca troia… che cazzo ho fatto??

Sarà forse la mia vita passata, sarà forse l’abitudine di avere sempre la coscienza sporca, o forse sarà la paura che tra tutte le puttanate della mia vita magari c’è qualcosa che non io non ricordo, ma che la macchina della Giustizia invece si. Perché Lei ha tutto scritto, tutto segnato, tutto memorizzato nei suoi cervelloni elettronici.

Però no, cazzo, vuoi che non mi ricorderei se dovessi scontare ancora qualcosa?! No, impossibile! Ma allora che vogliono questi??

 Sto lì che racconto quest’assurdità a Mirko, con la testa che mi scoppia e il cuore che mi batte dentro il petto con la forza di un tamburo tribale.

Anche se so di non aver fatto niente mi rivengono subito in mente i corridoi delle sezioni, le celle, il caldo infernale sulle brande di ferro e tutto il resto. Mi viene in mente che sto fuori da neanche due anni, e che l’ultima tirata è stata di quattro, e che non passavano più. E cazzo, non ci voglio tornare in carcere,  soprattutto d’Estate, e soprattutto da innocente!! Mi viene da vomitare, quasi da piangere per i nervi.

Ma mentre sto lì a pensare a tutto questo mi squilla di nuovo il telefono:

 Mamma – Giacomo, dove sei?

 Io – Non te lo dico per telefono, dimmi che c’è?!

 Mamma – Sono andati a casa da tua sorella, stanno facendo un casino, si sono arrampicati sul terrazzino per vedere se eri nascosto in quello del vicino, si sono messi a correre per tutte le scale del palazzo fino su, alle terrazze. E tutto questo con una cliente dentro casa!! Che figura, Cristo!!
Dimmi che hai combinato Giacomo, dimmelo per la miseria!!!

 Se prima la testa mi scoppiava, oramai è esplosa, non riesco neanche più a pensare…

 Io – Mamma non farmi incazzare anche tu, ti dico che non lo so che vogliono, possibile che fanno due perquisizioni in due case diverse, ti svuotano la macchina e non ti dicono che cazzo vogliono??

 Mamma – A me, prima di andare via – dopo due ore, visto che sono stati a fare la spola tra dentro e fuori dalle 17.00 alle 19.00 -, quando gli ho richiesto che cosa avevi fatto, mi hanno risposto: “quello che fa sempre, signora”!
Non una parola di più.
Adesso a tua sorella, invece, gli hanno detto un presunto scippo!

 Io – Un presunto scippo??? Ha ha… ma che stronzata! Adesso vado a scippare le vecchiette?? Sono tutte puttanate che si stanno inventando.

 Mamma – Dicono che ti è stata presa la targa, ma che non hanno potuto fermarti perché correvi come un pazzo! Questa volta me la paghi… con la mia macchina, poi!

 Io – Mamma non farmi incazzare di più di quanto già non lo sono, ti ho detto che sono tutte stronzate.
Ascolta, io non so se quello che dicono è vero, ma se qualcuno dovesse aver preso la mia targa sul luogo di uno scippo, loro sono convinti che sia io per i precedenti che ho, lo capisci?! Non posso tornare a casa, devo far passare almeno quarantotto ore, perché se torno ora e vengono, loro intanto mi arrestano in flagranza di reato, poi si vedrà tutto al processo. Non gliene frega un cazzo di stare a sentire le mie ragioni, quelli intanto mi arrestano, e prima che dimostro di non aver fatto niente e esco passeranno mesi e mesi. Sempre se non chiuderanno tutto così e mi useranno come capro espiatorio. Sai che gliene frega?!
No, no, io non ci torno a casa. Mi facci vivo io. Ciao Ma’.

 Mamma – Ciao.

 A questo punto siamo all’inverosimile, io non posso tornare a casa da innocente, senza aver fatto niente che non sia una passeggiata per andare a vedere uno schifosissimo negozio di Whisky.

Non sto a dirvi ciò che la polizia ha fatto nei giorni successivi, ripresentandosi a casa la mattina presto, telefonando a mia madre e minacciandola di sequestrarle la macchina se non gli avesse detto dov’ero (cosa che tra l’altro non sapeva) etc. Così come non sto a dirvi tutto quello che ho passato e che sto passando.

Sono 23 gg. che non posso rientrare, che sto fuori casa. Una volta appoggiato da un amico, una volta da un altro. Una sera in albergo, e un’altra sera schiaffato in una macchina.

Molti di voi si chiederanno come mai se sono innocente non mi presento in questura; altri si convinceranno della mia colpevolezza proprio per questo comportamento; altri ancora crederanno che ciò che ho detto a mia madre, rispetto al fatto che se mi fossi presentato mi avrebbero arrestato senza farsi alcun problema, anche in mancanza di prove certe, sono tutte stronzate e che anzi, sono io lo stronzo perché non dovrei parlare in questo modo delle forze dell’ordine.

 Io vi dico che a pensare a quest’ultima cosa che ho scritto, pensiero più che probabile per molte persone, mi viene da ridere! Mi viene da ridere perché penso all’ingenuità della gente, a quante persone esistono che  – per loro fortuna o merito non hanno mai avuto a che fare con polizia o carabinieri -, e credono che ciò che ho scritto sia fuori da ogni logica. Ma io so quel che dico perché l’ho vissuto sulla mia pellaccia, e anche se ho pagato quel che ho fatto, ho sempre pagato più del dovuto. Ma questo non conta quando poi ti trovi davanti chi ha pagato per NIENTE, o ha pagato DOPPIO, o, ancora, ha pagato per il suo passato. Per ciò che è stato, e non per ciò che è.

 Infatti ho scritto tutto questo non per me, ma per tutte quelle persone che come me hanno pagato o stanno ancora pagando lo scotto degli errori commessi in passato. E questo, anche se per molti è comprensibile, non è affatto giusto!

 Io sto cercando di riprendermi la mia vita, sto tentando di non perdere definitivamente una donna che amo e che ho quasi completamente perduto. Colpa mia, non c’è alcun dubbio, ma se devo perderla definitivamente, questo deve accadere per ciò che ero e ho deciso di continuare ad essere, non certo perché voglio cambiare ed essere una persona migliore di quella del passato.
Il 23 Luglio, alle 11.30 avevo un colloquio di lavoro, è saltato per questa storia e ho perso un treno che cercavo di prendere da più di un anno.
Come si può cambiare vita se si è perseguitati dal passato?

 Quello che mi è successo, ciò che sto vivendo dal 22 Luglio scorso, è imperniato sul pregiudizio, sul fatto che un qualsiasi cretino che si è trovato nei pressi di non so quale reato, si è annotato la mia targa con la leggerezza e la superficialità di un  idiota, senza fare attenzione, senza pensare che avrebbe – ed ha – potuto rovinare la vita a qualcuno. E il caso ha voluto che prendesse la targa della madre di un ragazzo pregiudicato, e questo ha fatto si che la polizia pensasse di aver beccato il responsabile senza ombra di dubbio.

Ciò che ha subito mia madre a 63 anni, un abuso di potere schifoso, dove 6 poliziotti sono arrivati senza alcun mandato e hanno svuotato un’automobile e due case senza riguardo, senza dire nulla, approfittando dell’ingenuità e dell’ignoranza legale di una signora, non deve succedere a nessuno. O meglio, non dovrebbe succedere a nessuno, ma succede di continuo.

 Io nella mia agitazione sono riuscito a mantenere quel minimo di sangue freddo che mi ha permesso di ragionare, di prendere delle decisioni, ed oggi sono ancora libero. Anche se non so come andrà a finire.

Se fosse capitato un altro al posto mio, che magari avrebbe ritenuto opportuno presentarsi, oggi ci sarebbe un innocente in galera. E un innocente, anche se pregiudicato, rimane sempre innocente!!

 E’ giusto che si parli delle forze dell’ordine quando compiono azioni eroiche e portano a compimento la giustizia, ma è giusto anche parlare degli abusi che fanno, quando li fanno. Perché li fanno!! Sia chiaro!

 

Per tutti quelli che stanno pagando ma non dovrebbero!

L’Amore è anche Dolore, ma se vale la pena non arrenderti MAI!

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Ci sono cose che finiscono nell’indifferenza,

altre nel

dolore.

Ci sono cose che non meritano riguardo,

altre che chiedono

attenzione.

Una storia d’amore inizia,

si evolve e magari

finisce.

Ma si nutre di momenti di vita

che poi porta via

con sé.

Alcuni sono belli, altri meno,

ma rimangono pur sempre

momenti che ti

appartengono.

Ecco, quelle sono le cose che richiedono

Attenzione,

e se le osservi senza distrarti,

forse riuscirai a capire qual è

la cosa giusta da

fare.

Fino a quando c’è una fiammella

Accesa dentro di

te,

non soffocarla nell’indifferenza,

ma valuta se

alimentarla ancora,

perché se ha resistito alle

bufere di un

Amore difficile,

vuol dire che quell’Amore,

probabilmente,

merita di

Esistere!

 

Giacomo P.