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Ilaria Cucchi piange dopo la sentenza del processo di primo grado

Ilaria Cucchi piange dopo la sentenza del processo di primo grado

Dodici Persone imputate: 3 agenti di Polizia Penitenziaria, 6 medici e 3 infermieri.

La Pubblica Accusa contesta a queste persone i reati di: abbandono di incapace, abuso d’ufficio, favoreggiamento, falsità ideologica, lesioni e abuso di autorità.

Reati per i quali, a vario titolo, la procura aveva chiesto pene già di per sé ridicole alla luce dei fatti, ma che, comunque, erano comprese tra i 6 anni e 8 mesi e i 2 anni di reclusione.

E invece ci troviamo a parlare di nuovo dell’ennesima sconfitta della “Giustizia”, una parola che sempre di più va perdendo di valore e significato.

Giustizia. Che bella parola. Soltanto a nominarla dovrebbe farci sentire meglio. Dovrebbe restituirci, almeno in parte, la serenità che qualcosa o qualcuno ha tentato di toglierci, dovrebbe ridarci un po’ della dignità che volevano sottrarci e, in altre occasioni, dovrebbe regalarci quella che in realtà dovrebbe essere nostra di diritto… la VERITA’.

Ma questa è la nostra Italia; l’Italia delle menzogne, l’Italia del buono e il cattivo, l’Italia dei sotterfugi e delle omissioni, l’Italia in cui un ragazzo di 31 anni viene fermato con una piccola quantità di stupefacente, e quella colpa, la colpa di essere tossicodipendente, sarà così grave da costargli la vita. E il bello è che, al momento, nessuno pagherà per questo!

Non vorrei usare frasi fatte, o dire cose scontate, ma che Stefano Cucchi sia stato ucciso per la seconda volta da una sentenza di primo grado ignobile e vergognosa, bè, è un dato di fatto.

Incredibile è vedere sfilare gli agenti di Polizia Penitenziaria, mentre soddisfatti della loro assoluzione “per insufficienza di prove”, lasciano l’Aula Bunker di Rebibbia, non prima però di aver mostrato il dito medio ai Familiari di Stefano, nell’indifferenza più totale di un Giudice che avrebbe dovuto quantomeno opporsi ad un atteggiamento del genere, meschino e insensibile, tenuto, oltretutto, da quei “rappresentanti dello Stato” che egli stesso aveva appena assolto dalle accuse che gli venivano rivolte.

Gli imputati, agenti di Polizia penitenziaria, che dopo la sentenza mostrano il dito medio a Ilaria Cucchi e ai genitori di Stefano

Gli imputati, agenti di Polizia penitenziaria, che dopo la sentenza mostrano il dito medio a Ilaria Cucchi e ai genitori di Stefano

Un atteggiamento scandaloso nei confronti di persone che erano parte lesa nel Processo, ma che ad un tratto sembravano essere diventati gli imputati, tanto da essere mandati a fanculo da coloro che gli hanno assassinato un figlio e un fratello!

Una condanna a 30 anni avrebbe ridato Stefano ai loro cari?

Certo che no, non l’avrebbe fatto. Ma avrebbe potuto sedare almeno un po’ quel dolore che da quattro anni si portano dentro, quel dolore che non è più quello per la sola  morte di Stefano, ma anche quello per tutti gli oltraggi che gli sono stati fatti in questi anni, tra omissioni delle forze dell’ordine, incompetenza e negligenza di dottori ed infermieri dell’Ospedale in cui l’hanno lasciato morire, gli abusi di potere esercitati etc.

Ma in tutto questo, la cosa più scandalosa è che non c’è soltanto una Magistratura di Regime, che ad un certo punto decide che la cosa più importante non è l’accertamento della verità e la condanna di colpevoli di reati plurimi, ma è, invece, l’insabbiamento di ogni responsabilità che possa, in un modo o nell’altro, infangare l’immagine dello Stato e delle persone che “lo rappresentano”.

Ma è proprio questo il punto, e cioè che l’ignobile tentativo di ripulire lo schifo di cui si sono macchiati quei signori in divisa, ormai è un tentativo misero agli occhi di tutto il Paese.

Però non è finita qui, perché in questa storia c’è dell’incredibile anche per quanto riguarda un’altra parte di questo Paese… e quale parte se non quella Politica?

Sebbene bisogna ammettere che quasi tutto il panorama Politico sia stato sinceramente solidale con la famiglia di Stefano, è anche vero che da quel mondo non si riesce MAI ad uscirne fuori con  quel senso di compattezza e sostegno che il cittadino vorrebbe sentire, ma deve esserci sempre qualcosa, alla fine (o meglio, qualcuno), che agisce da elemento di disturbo, e che arriva spesso ad offendere e ferire delle persone che non lo meriterebbero, proprio come in questo caso.

Il Senatore Giovanardi, che sembra aver preso il caso Cucchi come una sua Crociata personale, alla conclusione del Processo di primo grado, riferendosi ai 3 Agenti di Polizia Penitenziaria, dichiara: “E’ finalmente finito un incubo per tre poveri Cristi che in questi ultimi 4 anni, hanno passato l’Inferno”… e poi, ancora… “l’Italia oggi è un Paese in cui uno come me, viene linciato semplicemente perché rispetta quello che in nome del Popolo Italiano una Corte D’Assise ha stabilito. Sono “solidale” con la famiglia Cucchi, ma oggi vengo linciato semplicemente perché, come dice il nostro Ministro della Giustizia Cancellieri, rispetto la sentenza!!

E sono certo che oggi siamo qui, da persone ragionevoli, a chiederci quali siano i metri di giudizio di questo signore, e sono altrettanto certo che non sarà difficile individuare in queste vergognose affermazioni, due pesi e due misure.

Aprendo un piccola parentesi che in questo post non dovrebbe trovare posto, ma che è doverosa e necessaria per far capire il concetto dei due pesi due misure, vorrei tanto chiedere al Sen.Giovanardi come crede si possa accettare da lui un’affermazione come quella in cui dichiara “vengo linciato semplicemente perché rispetto quello che in nome del Popolo Italiano una Corte D’Assise ha stabilito”!

Forse il Senatore del PDL dimentica l’invasione da lui messa in atto con il resto del suo Partito nel Tribunale di Milano, quando sul banco degli imputati non c’erano dodici persone accusate di aver ammazzato un ragazzo di 31 anni, ma c’era un Signore chiamato Silvio Berlusconi, che nonostante continui ad affermare di essere perseguitato da vent’anni dalla Magistratura, non si accorge di quanto sia ridicolo il suo piagnisteo, visto che proprio perché sono vent’anni che la Magistratura lo perseguita, dovrebbe solo ringraziare i Giudici e domandarsi – anzi, SPIEGARCI – come mai che con tutti i processi che ha subito non si è MAI fatto 5 minuti di galera! E questa sarebbe una persecuzione?

Avesse subito un qualsiasi povero cristiano tutti i processi subiti da Berlusconi, avrebbero buttato la chiave!

Ma tornando al Sen.Giovanardi, forse egli dimentica anche il fatto che lui e il tutto il PDL, oltre alla squallida e ormai famosa manifestazione al Tribunale, hanno condotto la completa campagna elettorale facendo della riforma della giustizia uno dei suoi principali punti di forza.

E allora Sen.Giovanardi, non ci venga a raccontare che lei rispetta le sentenze dei Tribunali in nome del Popolo Italiano, in quanto tali. Credo che tacere, in alcune circostanze, risparmi polemiche sterili e figuracce.

Siamo ormai in una Dittatura; ci troviamo a vivere in un Paese dove non basta neanche più l’evidenza dei fatti per far condannare qualcuno, se questo qualcuno è apparato dello Stato e, di conseguenza, da questo protetto.

Il lavoro di “schermatura” che si mette in atto è totale e va contro ogni logica, senza badare al dolore di una sorella – e di due genitori – che si batte strenuamente per aver riconosciuta una verità palese ed agghiacciante, una verità documentata e dimostrata da perizie medico-legali.

Stefano è morto di inedia, ecco quello che ci raccontano. Quello che a tutti i costi ci vorrebbero far credere offendendoci, considerandoci –  sfacciatamente – come dei poveri coglioni cerebrolesi che, secondo loro, rimarranno lì a guardare gli esiti del processo così, con la bocca aperta e con un espressione un po’ ebete sul viso.

E invece no cari Signori, noi siamo qui, più svegli e vigili che mai, e sarete voi a passare da poveri deficienti che credono di poter fregare tutti quelli che le strade di Stefano le hanno battute, vissute e sofferte, ognuno con i propri problemi. E se il Sig.Giovanardi si vuole spingere tanto in là, da dire che tutte le ecchimosi, le tumefazioni, i lividi che Stefano aveva sul corpo, erano il risultato ultimo della mancanza di cibo e acqua, bè, allora dovrà anche spiegarci e dimostrarci – lui e i periti della Corte D’Assise – come mai dalle lastre  messe agli Atti si riscontra – oltre alla frattura nei pressi della vertebra L3 –, la presenza di sangue nei muscoli e nei tessuti lesionati, circostanza che sta a dimostrare la natura recente dell’ematoma, e non certo la tesi della Corte e del nostro Politico, secondo la quale tali fratture e lesioni sono riconducibili a vecchi incidenti e ricoveri subiti da Stefano.

Una delle lastre di Stefano messe agli atti, ove si riscontra, oltre alla frattura, anche la presenza di sangue nel muscolo e nei tessuti lesionati

Una delle lastre di Stefano messe agli atti, ove si riscontra, oltre alla frattura, anche la presenza di sangue nel muscolo e nei tessuti lesionati

Un'altra immagine del povero Stefano all'obitorio dopo l'autopsia

Un’altra immagine del povero Stefano all’obitorio dopo l’autopsia

Un'altra foto di Stefano all'obitorio, che raffigura i lividi e la frattura alla schiena

Un’altra foto di Stefano all’obitorio, che raffigura i lividi e la

frattura alla schiena

Ciò che lascia perplessi, inoltre, rispetto a queste assurdità sostenute dal Tribunale, sono le contraddizioni cui vanno incontro i Giudici e gli avvocati della difesa.

Mentre i periti medici nominati dai Giudici, si affannano nel sostenere che non c’è alcuna prova a sostegno del fatto che Stefano venne percosso, Corrado Olivieri, uno degli avvocati degli agenti della penitenziaria, successivamente al processo tra le altre cose dichiara: “…dalle carte processuali era di tutta evidenza che Cucchi fosse arrivato in cella già pestato ed impossibilitato a camminare. Eppure la parte civile ha insistito addirittura la tesi dell’omicidio preterintenzionale malgrado l’evidenza dei fatti e in accordo con i mass media”.

Ma come… non era stato dichiarato dai periti che le lesioni di Cucchi erano completamente riconducibili a traumi del passato, a vecchi ricoveri da lui subiti? E non era stato affermato, così come il Sen.Giovanardi ha prontamente ripetuto, che tutti i lividi, i gonfiori attorno alle orbite degli occhi ed il  colore marcatamente cianotico in determinati punti del corpo, erano semplicemente il risultato della totale denutrizione e carenza di liquidi?

E allora come mai l’avvocato Olivieri dichiara che “…era di tutta evidenza che Cucchi fosse arrivato in cella già pestato ed impossibilitato a camminare”?

Allora si ammette che qualcuno l’abbia pestato! E dal momento che la foto segnaletica di Stefano è ormai di dominio pubblico, e tutti sappiamo che non aveva un graffio al momento dell’ingresso nella caserma dei carabinieri, cosa dobbiamo pensare?

La foto segnaletica di Stefano. Queste sono le condizioni in cui si trova quando i carabinieri lo arrestano. A parte la magrezza e le occhiaie, Stefano non ha un graffio!

La foto segnaletica di Stefano. Queste sono le condizioni in cui si trova quando i carabinieri lo arrestano. A parte la magrezza e le occhiaie, Stefano non ha un graffio!

Che se Stefano è arrivato nelle celle del tribunale come l’avv.Olivieri ci dice, allora sono stati i carabinieri a ridurlo nello stato che conosciamo. E questo nell’arco di tempo che va da subito dopo la pratica della fotosegnalazione, a prima della partenza per P.le Clodio, al Tribunale.

Insomma, in realtà non ce ne frega un cazzo, potremmo addirittura sorvolare sulle tempistiche e le modalità, perché ciò che ci interessa è che qualcuno paghi e che qualcun altro la smetta di prenderci per il culo, credendo di avere a che fare con esseri non pensanti!

Quello che ci interessa è che venga immediatamente annullata e modificata una sentenza che grida vendetta; una sentenza che riguarda un caso di omicidio, e che su 12 imputati ne vede 3 assolti per insufficienza di prove (gli agenti di polizia penitenziaria), altri 3 assolti con formula piena (gli infermieri), e di 6 dottori, uno – il primario – condannato a 2 anni per omicidio colposo, altri 4 quattro condannati ad 1 anno e 4 mesi per il medesimo reato, ed un altro, l’ultimo, ad una pena ridicola di 8 mesi per falso ideologico. Tutte condanne che non verranno mai scontate perché comminate con la pena sospesa e, come se non bastasse, tanto per prendere ancora un po’ in giro la famiglia Cucchi, sono stati stabiliti risarcimenti per 100.000 euro ciascuno alla mamma e al papà di Stefano, per 80.000 euro alla sorella, ed una provvidenziale di 20.000 euro ai due nipotini di Stefano, i figli di Ilaria Cucchi. Anche questi, ovviamente, risarcimenti che avranno luogo soltanto nel caso in cui i condannati posseggano tali somme di denaro. Cosa che dubito fortemente.

In questo Paese veniamo ormai traditi sistematicamente dai nostri politici, siamo stati ridotti alla povertà, e quando uso questa parola non sto esagerando, perché è ovvio che il discorso non si ferma a chi sta leggendo queste righe, ma va oltre.

Magari noi possiamo ancora tirare avanti, ma come sentiamo e vediamo in continuazione, ogni giorno c’è un poveraccio  che si ficca la canna di una pistola in bocca e si fa saltare il cervello, oppure qualcun altro che si reca davanti al palazzo comunale della propria città e si trasforma in una torcia umana perché la delusione, la frustrazione, il senso profondo di ingiustizia e di perdita della dignità, lo porta a compiere gesti estremi. Gesti che denunciano tutto il malcontento ed il malessere che ci stanno obbligando a vivere, nonostante ogni singola persona cerchi in qualche modo di tirare avanti a testa alta, senza dover stare a guardare il proprio figlio andare in giro con le scarpe rotte o le magliette bucate. Perché ognuno di noi sogna e merita una vita decente, con un lavoro che gli permetta di sentirsi una persona decente.

E invece no, tutto quello che diamo al nostro Paese viene puntualmente ed avidamente risucchiato da quei schifosissimi “Palazzi di Potere” i quali, nel bene e nel male, dovrebbero restituirci almeno in parte i nostri sudori, sotto forma di un Parco per bambini, di una Scuola nuova e sicura, di un Ospedale dove i vecchi e gli ammalati non vengano parcheggiati per ore e ore in corridoi superaffollati, o anche di carceri nuove, dove anche chi ha sbagliato possa essere detenuto e pagare la sua pena in condizioni di umanità. Ma tutto questo per noi non c’è. Siamo un popolo di viziati del cazzo, e, stupidi fino all’inverosimile, ci accontentiamo del piattino di pasta che ci mettono sotto il naso. Così, finché ci terranno con la pancia piena, noi staremo qui buoni buoni e capaci soltanto di lagnarci!

Stefano è stato AMMAZZATO con ogni evidenza a dimostrarlo, e gente come il Senatore della Repubblica Carlo Giovanardi, persona da noi abbondantemente stipendiata e tenuta nei famosi Palazzi di cui parlavamo, non conosce ritegno o vergogna, e da quattro anni se ne sta lì, come se non avesse di meglio da fare, a (s)parlare della famiglia Cucchi come se fosse la famiglia stessa sotto accusa. Chiamando, inoltre, “poveri Cristi” tre agenti di polizia penitenziaria che con ogni probabilità sono stati causa diretta e primaria della morte di Stefano Cucchi.

E se anche – ammesso e non concesso – Cucchi fosse morto di inedia, non sarebbe comunque concepibile che gli agenti di custodia possano uscirne puliti. In quanto, se anche la causa diretta della morte di Stefano fosse attribuibile alla negligenza dei dottori, le percosse da lui subite per mano degli agenti sarebbero comunque la causa scatenante.

Niente ricovero= niente negligenza= niente morte!!

Vogliamo fare finta di niente solo per parare il culo alla Polizia di Stato??

Stefano è stato arrestato che era dritto sulle sue gambe. Era magro, si, è vero, ma era alto quanto Ilaria e pesava quanto lei, e non mi sembra che Ilaria abbia la faccia di una persona in punto di morte. Certamente lui era un uomo e quindi risultava essere molto magro, ma questo non ha nulla a che vedere con una persona che sta sul punto di lasciarci.

Stefano Cucchi è stato ucciso dallo Stato Italiano, perché prima di morire è stato in mano ad esso.

Lo Stato lo aveva in custodia, e negli ultimi 6 giorni della sua vita, Stefano è stato in tre strutture diverse e tutte rigorosamente Statali: la caserma dei Carabinieri che lo hanno arrestato; il Carcere di Regina Coeli; e il reparto carcerario (Ala protetta) dell’Ospedale Sandro Pertini.

Stefano non voleva morire, per niente. Stefano nei primissimi giorni dell’arresto aveva scritto in Comunità per avere un colloquio, e aveva chiesto di poter contattare il suo avvocato. Cosa che gli è stata negata calpestando i suoi più basilari ed elementari diritti, in un Paese che della “democrazia” vorrebbe farne il suo punto di forza!

Stefano, questo Stefano qui, lo stesso che cercava la comunità e voleva il suo avvocato, è stato riconsegnato cadavere alla sua famiglia dopo appena 6 giorni dal suo arresto.

Le conclusioni, tiratele voi!

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