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Califano giovane occhiali califano primo piano

La vigilia di Pasqua del 30 Marzo 2013, sarà una di quelle che molta gente ricorderà con triste amarezza, e come la vigilia della Pasqua della morte… non soltanto di Cristo.

Ieri, 29 Marzo 2013, ci lascia all’età di 77 anni Enzo Jannacci, cantante Milanese amato e apprezzato come cantautore fuori dai classici schemi, che si spegne, purtroppo, a causa di un tumore.

A distanza di neanche 24 ore, ci lascia incredibilmente un altro cantante, stroncato anche lui, dopo una lunga battaglia, da un maledetto tumore. E’ Franco Califano, e se Jannacci era considerato un cantautore un po’ fuori dalle righe, con un suo personalissimo stile appartenente ad altri tempi, il “Califfo” era invece considerato un colosso della poesia e della canzone popolare Italiana e soprattutto Romana.

Criticato sotto molti aspetti per i suoi eccessi e la vita sregolata, e stato nel contempo infinitamente amato e considerato come un artista unico nel suo genere, capace di scrivere testi per sé e per altri famosissimi cantanti –  come Mia Martini, Ornella Vanoni, Umberto Bindi, Renato Zero, Peppino di Capri, il mitico Lando Fiorini etc. – che sono rimasti incisi indelebilmente nella memoria dei suoi centinaia di migliaia, se non milioni di fans.
Estremamente prolifico, scrive qualcosa come oltre mille testi, che poi musicati si suddividono sostanzialmente in tre categorie: la classica canzone popolare, nel più intimo significato del termine, la musica leggera/pop, e la poesia, con la quale si cimentava in monologhi accompagnati da una base musicale molto soft, che ne arricchiva ogni interpretazione.

Dotato di un’autoironia fantastica, di grande simpatia, sarcasmo e una forte sensibilità, riusciva a scrivere  pezzi che svariavano dal testo più commovente e contenuto – nella forma –, a quello più simpatico e volgare. Ma la volgarità espressiva veniva comunque tollerata a fronte della sua incredibile, e per nulla comune capacità di raccontare – nelle sue poesie – squarci di vita vissuta, momenti esilaranti che facevano passare in secondo piano il linguaggio colorito, del quale, anzi, non se ne poteva proprio fare a meno essendo una sua personale caratteristica.

In tutto questo, però, si riscontrava una grande fragilità, che, tra le altre cose, compensò anche con l’abuso di cocaina ed alcol. Vizi, questi, che il Califfo non ha mai negato.
Proprio a causa di questa sua “vita spericolata”, rivolta agli eccessi, ai locali notturni, alle donne – che amava incredibilmente ma con le quali non riusciva a trovare stabilità – , nel 1970 si aprono per lui le porte del carcere per la prima volta. Coinvolto in una storia con Walter Chiari e Lelio Luttazzi, viene arrestato per possesso di stupefacenti, ed in seguito scarcerato ed assolto con formula piena. Ricade però nel 1983, quando viene nuovamente arrestato con Enzo tortora per lo stesso motivo, ed in più per possesso d’armi abusivo. Anche questa volta verrà poi assolto.

Tra le sue canzoni più famose troviamo brani come “tutto il resto è noia”, “e la chiamano estate”, “Io per le strade di quartiere”, “la mia Libertà”, “Un’Estate fa”, “io non piango”, “Buio e Luna piena”. E tra le sue poesie più esilaranti c’è “Pasquale l’infermiere”, “Avventura con un travestito”, “Cesira” e “vacanza di fine settimana”.

Ma la figura di quest’artista straordinario non si limita alle sue doti di poeta, poiché Franco Califano si addentra nel sociale e ci mette le mani come pochi altri. Non si limita a mettere firme o fare una donazione, ma ci mette la faccia e anche il resto del corpo, entrando di persona nelle carceri, dove più volte fa spettacoli per portare  sostegno ai detenuti. Nel 2012, inoltre, dà un concerto nella Casa di Reclusione di Rebibbia, organizzando l’evento con l’On.Renata Polverini.
Ma non finisce qui. Estremamente sensibile ai problemi della tossicodipendenza – forse anche per sue debolezze nei confronti della sostanza –,  si avvicina molto alla Comunità terapeutica “Incontro” di Don Pierino Gelmini (con il quale stringe una particolare amicizia), e ne nasce un progetto fantastico che porterà il Califfo a partorire una delle sue più belle canzoni, intitolata “Uomini”, un monito alla lotta contro questa piaga sociale. Da qui ne scaturirà un video girato all’interno della comunità, con Don Pierino e tutti i ragazzi che in quell’anno frequentavano la struttura e che cantarono con il Califfo i cori della canzone scritta per loro.

Ci ha lasciati un grande Artista e un grande Uomo, è una Pasqua triste, ma certamente il ricordo del “Califfo” sarà sempre dolce e carico d’ironia, quell’ironia di cui soltanto lui era capace. 

Una parola personale che vorrei dire a chi lo ha giudicato male in questi anni, basandosi solo sui suoi errori di vita, sulle sue debolezze nei confronti della droga, è: riflettete e non giudicate! Perché proprio il momento storico che stiamo vivendo oggi, con la nostra Italia depredata e maltrattata dal potere, dalla politica corrotta e corruttrice, dovrebbe farci pensare e capire, quindi, che c’è gente molto peggiore senza essere mai stata in carcere (e non certo perché non lo meritasse!!), di chi, magari, ha avuto invece delle fragilità personali che l’hanno portato a sbagliare e a pagarne le conseguenze. Ma per lo meno le persone come il nostro “Califfone” le conseguenze le hanno pagate sulla propria pellaccia, e questo comunque non gli ha impedito di fare del bene in seguito. Tutto qui, era solo uno spunto di riflessione.

N.B. E come disse il califfo alla domanda su cosa volesse scrivere sulla sua tomba: “Non escludo il ritorno!!”

 

Ciao Franco, riposa in pace lassù… un tuo grande fan e ammiratore!!

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