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“VITE INCROCIATE”

Mi serviva del tempo per tenerti di dentro,
per saggiare e sedare ogni nostro tormento.
Burrascoso e indomabile il nostro rapporto
che il destino ha voluto fosse poi troppo corto.
Adesso che gli anni sono presto passati,
ripenso ai momenti e ai discorsi lasciati.
Un uomo, due facce e una bottiglia al veleno,
ma un’anima sola ed un cuore sincero.
Lo sai che mi manchi, e mi manca un pochino
quel sorriso sereno che regalavi al mattino?
Eri un altro papà, eri quella persona
che sapevo esisteva ed era molto più buona.
Insieme abbiam fatto di tutto,
gioito, pianto, creato e distrutto,
ma un richiamo d’amore
ci ha tenuti allacciati anche senza parole.
Durante uno di quei lunghi silenzi che ci ostinavamo a seguire
non hai permesso alla droga di lasciarmi morire:
mi si schiudono gli occhi e ti vedo carponi
a soffiare la vita dentro ai miei fermi polmoni.
Che è successo papà… non avevamo discusso?
Si, ma avrei dovuto seguirti più spesso.
Passa un istante infinito e sento le urla di mamma,
che cerca al telefono una veloce ambulanza:
mio figlio è in overdose, è sdraiato giù in terra,
in questa casa con la morte è scoppiata una guerra!!
C’è Eleonora che piange e sento papà che smarrito
mi sussurra all’orecchio “Oggi ti ho partorito”!
Adesso la percezione è del tutto diversa,
non c’è astio o rancore, sei la mia lucente rivalsa.
T’immagino in un posto dove sobrio e beato
riabbracci coloro che ci hanno lasciato.
Se tu fossi qui, forse oggi saresti di nuovo arrabbiato
perché la mia vita è ancora quella di un uomo sbagliato,
e stavolta ti dico con la mia comprensione
che non potrei giudicarti o non darti ragione.
Sto lottando papà, e spero che la meta non sia troppo lontana,
lo sto facendo per noi e la nostra vita incrociata.
Mi dispiace che quel giorno tu non ci sarai,
ma so che da lì sarai orgoglioso e vedrai.
Intanto ci guardo in una fotografia
e assaporo il mio sogno che tu non vada più via.

Giacomo Palleschi

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