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Certamente questo è un argomento che spacca in due i giudizi e i pensieri delle persone; c’è chi condanna senza via d’uscita e senza possibilità d’appello i cosiddetti “criminali”, attribuendo quest’appellativo un po’ a tutti coloro che nella vita hanno commesso errori degni d’essere giudicati in un’aula di tribunale, facendo così di tutta un’erba un fascio e generalizzando in modo – a mio avviso – molto superficiale. Questo genere di atteggiamento è esattamente quello che sta alla base del pregiudizio, è il seme dello stereotipo e del luogo comune, quello, cioè, dell’assoluta staticità se non addirittura involuzione del pensiero.

D’altro canto però, c’è gente che per fortuna ancora ha voglia di approfondire, di capire, di dare un’opportunità; e non perché pensa che chi sbaglia non debba pagare, ma semplicemente perché crede che la pena da scontare debba essere proporzionata all’errore commesso, e che dietro alla facciata di chi commette un reato, ci sia comunque una persona con una storia, una storia che nessuno conosce – se non chi gli è proprio vicino -, e che troppo spesso viene stravolta e condita da chi si arroga il diritto di raccontarla – o immaginarla – a modo suo, fino, non di rado, ad inventarla.

In questo nostro Paese, dove il Governo ruba ma si dichiara candido, dove sono studiate a tavolino Leggi Criminali come quella recentemente modificata per l’aumento dell’età pensionabile, in base alla quale si va in pensione alla tenera età di 68 anni – ve lo immaginate? Un signore anziano (di praticamente settant’anni) che va in pensione dopo aver lavorato magari 40 anni in fabbrica o che so’, come muratore, quanti anni potrà ancora campare? Sei? Sette? Dieci? Bè, io mi auguro di più, ma credo sia improbabile dato che non ha fatto 40 anni il direttore di banca! E allora? Se li è fatti bene o no questi conti il Governo?? Vomiti sangue per il tuo Paese fino a 68 anni e poi ti danno un bel contentino di 1.000 euro (chi è fortunatissimo!) al mese per sette otto anni. Dopo di che, un bel fiorellino e tutti al funerale!. Vabbè… lasciamo stare…

Ma dicevamo, questo nostro Governo che di facciata mostra sempre il lato migliore, che si erge a Pioniere quando si parla di Istituzioni, sicurezza, RIEDUCAZIONE O RIABILITAZIONE, dovrebbe cominciare a mettere da parte la presunzione di credersi un Paese tra i primi dai quali si possa prendere esempio in fatto di giustezza e civiltà, e anche, non ho ripensamenti a dirlo, in fatto di Democrazia e Libertà. Perchè è tutta una grandissima stronzata!

Senza evadere dal nostro tema, come sembrava stessi facendo, apriamo i cancelli delle carceri e varchiamoli, cosicché potremo accorgerci come quello che si stava dicendo non è affatto un’assurdità.

Voglio premettere che io non sono stato un santo, nella mia vita ho avuto molti problemi tra cui la tossicodipendenza, e quest’ultima mi ha portato, in preda alla disperazione, a regalare diversi anni della mia vita alle Patrie Galere, e lì ho scoperto che esiste un altro Mondo, un microcosmo che la stragrande maggioranza delle persone – per fortuna – non conosce. Ma è un Mondo al quale invece dovrebbero avvicinarsi tutti – e ovviamente non intendo da detenuti -, un ambiente che la gente dovrebbe essere più curiosa di conoscere da vicino per rendersi conto che lì, dove lo Stato è in prima linea, dove tutto ciò che si fa e si vive passa attraverso di esso, non funziona nulla. Sembra un’idiozia, e invece è proprio in quei posti, più che in ogni altro, che ci si può fare un’idea di quanto nella nostra Italia non funzioni NIENTE DI NIENTE!!

Mi piacerebbe continuare questo discorso seguendo la linea che ho preso finora, ma rischierei di far diventare più complicato e più lungo un discorso che è già lungo e complicato per come l’avevo in mente, e poi, comunque, prenderei la piega politica dell’argomento… e quella è un’altra storia.

Ciò di cui invece volevo parlare era il lato umano. Quello che volevo fare era testimoniare tramite questa pagina l’esistenza di quasi settantamila persone che ad oggi sono Invisibili, e non hanno né voce né spazio in questa società. Di fatto… non esistono!!

Molti di voi penseranno che sia giusto così, che quelle persone hanno sbagliato ed ora debbano pagare, ma quello che invece non pensano è che quelle persone stanno già pagando, tant’è che vengono chiamati “carcerati” o “detenuti” e trascorrono il loro tempo dietro cancelli e blindati di ferro. La prima cosa su cui inviterei a riflettere, è che ci sono centinaia di tipologie di reato, e che nelle galere, ora, in passato e anche nel futuro, c’è e ci sarà gente che non dovrebbe esserci, e non perché sono del parere che alcuni tipi di reati non vadano puniti, ma semplicemente perché nel Mondo cosiddetto “Libero” ci sono un’infinità di persone che tutti i giorni compiono reati di gran lunga più gravi di alcuni di coloro che sono detenuti, e conducono tranquillamente la loro esistenza in libertà, tra la gente comune, quella stessa gente che condanna sommariamente chi è rinchiuso, ma a buon bisogno frequenta queste altre persone essendo perfettamente cosciente di ciò che fanno. Magari perché sono persone con le quali si è cresciuti, o magari perché sono persone tramite le quali in qualche modo si possono trarre dei benefici materiali, economici o di qualsiasi altro genere. Queste persone, e ora dirò una cosa scontata, sono in buona parte Funzionari Pubblici, Statali, Banchieri, Politici: Sindaci, Segretari o Sottosegretari di questo o quel Partito accusati a vario titolo di aver consumato rapporti sessuali con minorenni, induzione alla prostituzione, concussione, peculato etc.. Quest’ultima categoria di persone – da me le più odiate -, consuma indegnamente i NOSTRI soldi, spende senza riguardo quelle tasse da noi versate con le quali promettono ormai da millenni di far diventare “funzionale” il nostro Paese, ci insegnano con la loro pubblicità  ad essere ligi cittadini, a non evadere il fisco perché quei soldi sono il nostro futuro, perché è con quelli che costruiamo le strade, gli ospedali, i Parchi delle nostre città e quant’altro. E invece eccoci qui, tutti come burattini deficienti a ripagare per la seconda volta quello che già abbiamo pagato e c’è stato RUBATO. Eccoci qui, a lavorare fino a 68 anni; a vedere la nostra cara e vecchia ICI cambiare nome e tornare più prepotente di prima; eccoci qui a pagare 2 euro al litro la benzina e a veder tagliare i fondi a ricerche come quella per la SLA; eccoci qui a sentirci dire che dobbiamo essere forti e dobbiamo andare a votare, perché è nostro dovere far risorgere l’Italia sia Economicamente sia agli occhi dell’Europa. E’ nostro dovere??? Il nostro dovere noi l’abbiamo già fatto e qualcuno lassù, qualcuno che dalle “alte sfere” oggi ci dice di “tenere duro” ce l’ha messo in quel posto!! E noi, come IDIOTI, stiamo rimettendo tutto a posto per loro conto. Ma non dovrebbe rimetterli apposto chi se l’è mangiati i soldi?!!

Quindi, per tornare al nostro discorso, in una situazione di sovraffollamento – per usare un eufemismo – totale, scandaloso, inumano, e non sto esagerando, vorrei rivolgervi una domanda: Chi dovrebbe stare in galera, chi ha commesso un furtarello, chi ha ricettato del materiale rubato, il tossicodipendente che ha commesso qualche reato dettato dalla disperazione, o i signori di cui parlavamo prima? E non sto dicendo di estinguere pene o abbonare condanne, ma parlo di misure alternative quali detenzioni domiciliari, affidamenti lavorativi, percorsi terapeutici in Comunità di recupero, lavori socialmente utili etc.

Le carceri Italiane esplodono, i detenuti sono stipati  in sei o sette dentro a celle destinate alla capienza di quattro persone; oppure in tre dentro a celle singole, con materassi di gommapiuma alti come un pacchetto di sigarette buttati per terra di notte e ficcati sotto i letti di giorno per fare spazio agli occupanti, raccogliendo polvere per tutta la giornata, assorbendo tutto ciò che accidentalmente cade in terra nel corso dei giorni, dei mesi e degli anni che passano, e questo vuol dire che quando si è fortunati può essere acqua, ma in altre occasioni può essere olio, sugo, thè, caffè e altre cose e, come ogni sera, lo sfortunato occupante di quel materasso dovrà tirarlo fuori da sotto il letto e dormirci… e chissà per quanto tempo.

Tutto questo per assurdo è il minimo se si pensa che in un carcere come quello di Rebibbia, che contiene 1.800 detenuti (quando la capienza ufficiale è di neanche 1.200), ha al servizio di essi 4 Educatori, 4 Psicologi e 4 Ass.Sociali. Se si tiene conto che tutto ciò che riguarda il percorso socio-riabilitativo e rieducativo passa attraverso di loro, così come ci passano anche le valutazioni necessarie per ottenere percorsi alternativi come quelli che abbiamo menzionato prima, si farà presto a capire che tutto il Sistema è a dir poco paralizzato! Dal momento in cui un detenuto chiede di vedere uno psicologo, al momento in cui il colloquio avrà luogo, passano di norma almeno, ripeto, almeno, 4 settimane. E mi sto tenendo stretto! Attenendoci a questi tempi, e considerando che per avere appena due righe di relazione da parte di uno psicologo, un educatore o un’Ass. Sociale ci vogliono come minimo 4/5 incontri, è facile calcolare che la tempistica per tale servizio si aggira attorno ai 6 mesi (questo perché dobbiamo sempre tener presente l’incognita “ALMENO” che ho sottolineato prima!). Una volta ottenuta una relazione positiva, solo allora si potrà inoltrare un’istanza al Magistrato con la richiesta di un determinato percorso, che verrà discusso, valutato e poi accolto o rigettato a seconda dei casi, nei giorni successivi ad una Camera di Consiglio che verrà fissata solitamente non prima di quattro o cinque mesi dal giorno in cui si è inoltrata l’istanza. A volte, ma ormai troppo raramente, questa camera di consiglio può essere fissata un po’ prima dei tempi che ho appena indicato, ma molto più spesso accade l’esatto contrario, e il richiedente aspetterà anche fino a nove mesi, e per la cronaca faccio presente che questi tempi d’attesa sono contro la legge stessa, che fissa delle scadenze molto più brevi ma che non vengono praticamente mai rispettate.

E’ così che determinate tipologie di detenuti, anziché essere messi in condizione di riabilitarsi, come la nostra costituzione ci imporrebbe, vengono lasciati in carcere molto più a lungo del necessario.

Molti di coloro che staranno leggendo, forse penseranno che io stia parlando in questo modo perché sono un ex detenuto, ed in quanto tale la mia visione delle cose è “di parte” e certamente non obbiettiva. Forse è vero, parlo così perché ci sono passato, ma proprio per questo i miei pensieri non potrebbero essere più obbiettivi. Io ho contato i giorni su un calendario, ho visto quel calendario ed altri sfogliarsi lentamente, giorno dopo giorno; ho guardato fuori dalle sbarre per tornare ad abituare gli occhi a vedere in un raggio che andasse oltre quello che separava il mio letto dal muro della cella. Ho cercato di scrivere e leggere il più possibile, per tenere allenata la mente e non lasciare che perisse, che il pensiero stagnasse. Ma se non ci si aggrappava alla speranza che prima o poi tutto sarebbe finito, che si sarebbe tornati a vivere, allora si rischiava di impazzire, perché nelle nostre carceri non esiste una riabilitazione, e al contrario di quanto ci fanno vedere nei programmi televisivi o di quanto ci raccontano i Direttori delle Carceri, nei nostri Istituti di pena non funziona un cazzo!! Ecco perché la gente, almeno determinata gente, dovrebbe starci il meno possibile!

I nostri detenuti sono mescolati in maniera spropositata in una promiscuità delinquenziale e di varietà di reati da mettere paura. E’ facilissimo che un ragazzino di vent’anni alla sua prima carcerazione venga schiaffato in cella con degli omicidi e dei rapinatori di banche incalliti, così che la sua prima sventura nelle patrie galere, anziché essere un periodo di “rieducazione”, diverrà una perfetta occasione per stringere rapporti e fare conoscenze con persone che fuori da quelle mura non si sarebbe mai neanche sognato di conoscere. Ed è così che la più grande scuola del crimine – il carcere -, priverà il mondo di un piccolo delinquentello, restituendo allo stesso, nel giro di pochi mesi, un delinquente vero, il cui cervello ancora molto malleabile, influenzabile e manipolabile, sarà ormai ben indirizzato sulla via del crimine.

Forse nella stragrande maggioranza dei casi, il pensiero comune che le persone hanno nei confronti di chi commette reati, è che costoro debbano essere lasciati marcire – o  se vogliamo addolcire la pillola per far riposare in pace le coscienze potrei dire “soffrire” – nelle loro celle, perché il perbenismo – altro non è che questo – e la sana cultura ci insegna ormai da secoli a dire: “La mia educazione mi ha insegnato ha…”, oppure “la mia coscienza mi dice che…”, o ancora “il rispetto verso il prossimo presume che…”, e bla bla bla…

Ma io vi chiedo: Potete davvero guardarvi tutti allo specchio e non notare un velo opaco alle vostre spalle?? Un po’ di grigiore nel vostro passato? Avete davvero la presunzione di reputarvi senza macchia, di essere certi che nella vostra vita non ci sia stato qualcosa da punire?

Il motivo per cui non ho rivolto queste domande anche a me stesso credo ormai sia ovvio a tutti.

Per rimanere sul discorso, certamente  ci sarà gente – e anche tanta per fortuna – che ha poco da perdonarsi, o comunque che non ha commesso errori tali da essere puniti con la galera, ma anche a loro mi rivolgo, perché non è raro e comunque non impossibile, che anche queste  persone possano avere affetti o conoscenze  che abbiano o abbiano avuto problemi con la Giustizia, e quando questo accade, quando le cose ci toccano da vicino, le prospettive cambiano così come anche il modo di pensare e di vedere le cose.

Il mio invito è quello di non pensare MAI che il carcere debba essere un luogo di espiazione e di punizione fine a se stesso, perché altrimenti si tornerebbe ad un pensiero a dir poco primitivo, secondo il quale i delinquenti dovevano essere relegati in spazi ristretti e angusti con il solo fine di farli soffrire tanto quanto veniva ritenuto grave il loro delitto, ma in realtà, se ci si pensa bene, un atteggiamento tale ha il sapore di una vera e propria vendetta verso chi delinque, e in questo non c’è nulla di costruttivo.

Che cosa fareste se vostro figlio o vostro marito, o una qualsiasi persona a voi molto cara un giorno perdesse la testa per una delle tante vicissitudini che durante un’esistenza si attraversano, e venisse arrestata? Anche ammesso che il danno fosse abbastanza grave come… che so… una rapina, ad esempio. Cosa fareste? La abbandonereste all’istante senza neanche cercare di capire come mai possa essere arrivata a tanto? La lascereste sola, così, dimenticando immediatamente anche tutto il bello della vita che ci avete trascorso insieme? Io credo e spero di no. E ammesso che stia pensando giusto, che cosa vorreste per questa persona durante il suo periodo di detenzione?

Ecco, io credo che qualsiasi genitore, compagna o fratello, vorrebbe per la persona cara un sistema d’educazione che lo aiuti a ragionare, a capire; un supporto che lo indirizzi nuovamente verso la direzione giusta, quella che, essendo stata abbandonata, ha portato la persona in questione ad abitare i luoghi di cui stiamo parlando. Ma questo supporto, oltre alla famiglia e agli affetti più cari, non può essere altro che lo Stato, colui, quindi, che lo ha preso in carico nei periodi di detenzione. Ma il  punto è proprio questo, e cioè che lo Stato in questi frangenti è assente nella maniera più assoluta, mentre invece è presente soltanto sotto forma di magistratura, di polizia penitenziaria e di presa in custodia presso, appunto, gli Istituti di Pena.

Quello che ci fanno credere, è che all’interno delle carceri si svolgano attività necessarie alla crescita e alla riabilitazione dell’individuo, come ad esempio la scuola, corsi di formazione vari, attività come il teatro, la scuola di musica etc. Ma in realtà, anche se queste attività esistono, di fatto sono accessibili ad una minoranza spaventosa che non copre nemmeno un terzo della popolazione carceraria. L’ottanta per cento dei detenuti, in verità, vengono lasciati in balia di se stessi e delle loro regole fatte di codici non scritti, che sono ben peggiori di quelli della strada, in nome dei quali si arriva ad accoltellamenti, spedizioni punitive nelle celle di questo o quel detenuto accusato di aver in qualche modo sbagliato, o di essere venuto meno a qualche accordo di certo maturato in situazioni poco chiare.

Nelle carceri cosiddette punitive, dove gli unici momenti di attività fisica sono limitati alle due ore d’aria (entro le quali deve essere compreso anche l’allenamento in palestra, per chi decide di andarvi), i detenuti vengono lasciati ad oziare sui letti per il resto della giornata, e stiamo parlando di ben 22 ore durante le quali, a differenza di quel che si può credere, i pensieri sono prevalentemente negativi ed esasperati dalla noia e dalla smania che viene a crearsi nello spasmodico tentativo di trovare un’alternativa alla condizione di logorante staticità che sono costretti a vivere. L’assistenza Sciale e Psicologica che dovrebbe essere in costante svolgimento in luoghi del genere è pressoché inesistente, e i rari momenti in cui viene attuata è semplicemente quando ci sono relazioni da preparare rispetto a qualche altra struttura che ha dato il consenso a prendere in carico il detenuto (come ad esempio comunità terapeutiche o aziende di lavoro). Ma terminata quella precisa valutazione, il lavoro è finito. Si può quindi dire, per capirci, che il lavoro psicologico che si intraprende con i detenuti è prettamente burocratico, e questa è la più grande delle assurdità se si pensa che viviamo in un Paese le cui leggi si basano sulla Costituzione, la quale, in uno dei suoi più significativi articoli – n°27 – ci dice: La responsabilità penale è personale. L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva. Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. Non è ammessa la pena di morte, se non nei casi previsti dalle leggi militari di guerra.
 

Come si può vedere, la Costituzione, nell’ultimo passaggio di quest’articolo dice che non è ammessa la pena di morte, ed anche questo la dice lunga rispetto a ciò di cui stiamo parlando, in quanto la pena capitale non è consentita esattamente perché andrebbe in contraddizione, altrimenti, con ciò che ci dice nel passaggio centrale. Infatti, se le condanne penali devono “tendere alla rieducazione del condannato”, la pena di morte non può esistere. Quale rieducazione ci sarebbe da attuare in una bara? La “rieducazione” – o “riabilitazione”, come si preferisce chiamarla –  non avrebbe motivo di esistere se le condanne penali non fossero destinate a concludersi con il rientro in Società del condannato, perchè le persone che sono passate attraverso un’esperienza come quella della galera, dovrebbero tornare nel Mondo Libero solo dopo aver svolto un lavoro introspettivo tale da permettergli di separare, nel vero senso della parola, quella personalità che li ha portati a condurre un certo stile di vita, da quella che invece avrebbe potuto renderli “diversi” da come sono sempre stati.

Ci sono migliaia di detenuti ai quali non interessa nulla di cambiare vita, ce ne sono altri per i quali vorremmo pene ben più severe di quella che può essere l’incarcerazione (per esempio pedofili, stupratori, assassini eccetera), altri ancora che paradossalmente sono “felici” – passatemi il termine – di essere reclusi prendendo il periodo di detenzione come un momento di riposo, e durante il quale stringono amicizie e nuove alleanze. E’ vero, esistono questo tipo di persone, ma non vorremo mica stupirci!! Il fatto è che l’intelligenza di saper valutare sta soltanto a noi; la capacità di non vivere e pensare secondo canoni definiti. Quei canoni che diventano troppo facilmente i famosi “pregiudizi” che ci tolgono la capacità di valutare con lucidità ogni situazione e persona. Così come esistono certe persone, ne esistono altrettante che vorrebbero cambiare vita, che vorrebbero migliorarsi e riscattarsi, ma questo loro doveroso compito, già difficile di per sé, diverrà molto più difficile se dovrà scontrarsi con l’ostilità della gente. Se non si lascia spazio alla buona fede delle persone, anche quando esse sbagliano; se non si concede fiducia e non si offre la possibilità di rimediare, bè, tutto diventa decisamente più complicato.

Dovremmo provare a pensare più in positivo, anche perché è infantile e presuntuoso pensare che durante la propria esistenza non abbiamo mai commesso errori gravi, ed essere così moralmente puliti da sentirci in diritto di non concedere al prossimo  una possibilità di ricominciare. Di redimersi.

Chiudo qui questo scritto, perché se già non l’ho fatto, credo che arriverò ad annoiarvi allungando troppo questo già lungo discorso. Ciò che volevo dire credo  di averlo ormai detto, e ciò che mi auguro di più è che tutto questo possa dare quantomeno uno spunto di riflessione, avvicinando più persone possibili a quest’argomento che viene davvero troppo ignorato e vissuto con distacco.

Riflettete, vi prego, perché quando vedete le mura di un carcere, dovete sempre tener presente che all’interno di quella scatola di cemento armato c’è un altro Mondo, il Mondo degli invisibili, popolato tuttavia da essere umani e vi assicuro… non tutti sono cattivi e insensibili come si crede!!

Alla Prossima…

                GIACOMO!!!

 

 

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